Nuove Tabelle risarcitorie del Tribunale di Milano

Le Idi di Marzo del risarcimento del danno da morte

Il 15 marzo scorso, dopo un quadriennio di prorogatio delle “vecchie” tabelle risarcitorie del 2014, sono state pubblicate le nuove tabelle del risarcimento del danno non patrimoniale approvate il giorno prima dall’Osservatorio per la Giustizia Civile del Tribunale di Milano. 

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Finalmente è scoppiata la pace tra il Tribunale di Milano e l’ANIA (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici): le compagnie assicurative per anni hanno tentato di far introdurre per via legislativa il così detto “tabellone”, una tabella unica del risarcimento del danno biologico per lesioni macro permanenti che fosse il prolungamento della tabella normativamente vigente per le lesioni micro permanenti (fino al 9% di invalidità biologica) e che prevede risarcimenti inferiori a quelli previsti dalle tabelle del Tribunale di Milano.

Dall’altra parte, invece, il Tribunale di Milano ha continuato a giocare la sua partita seguitando a risarcire i danni macro permanenti applicando le proprie tabelle.

A partire dal 2011 la Cassazione aveva già “nazionalizzato” l’utilizzo delle tabelle milanesi e infine anche il legislatore ha previsto (art. 17, L. 4 agosto 2017, n. 124 – DDL Concorrenza) che le tabelle da varare con un futuro decreto legislativo avrebbero dovuto essere conformi alla “consolidata giurisprudenza di legittimità”… leggasi: tabelle del Tribunale di Milano!

Partita vinta dal Tribunale di Milano, una formidabile partita a tressette… ma con il morto!

Con inusitata magnanimità l’Osservatorio per la Giustizia Civile di Milano, forse appagato dalla epica vittoria, ha offerto il calumet della pace ai rivali sconfitti: nella tabella del “danno non patrimoniale per la morte del congiunto” è bastata l’aggiunta di una locuzione, apparentemente innocua, per dare la possibilità alle compagnie assicurative di abbattere di oltre 1/3 (un terzo) il risarcimento medio del danno da morte.

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Ecco come: se fino a ieri (tabelle 2014) i valori economici per la liquidazione del danno da perdita del congiunto (genitore/figlio/coniuge) oscillavano entro una forchetta di risarcimento “da” € 163.990,00 (valore minimo) “a” € 327.990,00 (valore massimo) – che quindi presupponeva un valore medio di circa € 250.000,00 che nella prassi liquidativa stragiudiziale era il punto di partenza da aumentare o diminuire in base ai così detti criteri correttivi (età, convivenza, etc.)oggi questo valore “minimo” è stato soppiantato dal “valore monetario medio”, esattamente corrispondente al precedente minimo, sebbene gli importi siano aumentati per effetto della maggiorazione ISTAT dell’1,2% .

In sostanza non esiste più un “minimo garantito”: il Giudice deve valutare caso per caso e la parte (…l’orfano, la madre, la vedova, etc.)  è gravata, in causa, dagli oneri di prova del danno per la perdita del congiunto!!!

Per farla breve, nell’approvare le nuove tabelle, dopo la consueta relazione accompagnatoria in cui la tabella è schematicamente anticipata con gli usuali riferimenti economici “da” “a”, nelle vere e proprie tabelle allegate alla relazione, invece, alla colonna dei valori “da”, con formidabile gioco di parole, è stato mutato il nome in “valore monetario medio(€ 165.960,00). A questa è affiancata la colonna dell’“aumento personalizzato (fino a max)(€ 331.920,00), a cui si può ambire solo in virtù di una personalizzazione del danno comprovata, in causa, con allegazioni documentali che attestino il “particolare e grave” danno subito.

Si potrà dire che questa sia solo una leziosità linguistica, ma la sostanza cambia.

Sostituire il valore minimo con quello medio vuol dire di fatto non lasciare più spazio alle trattative stragiudiziali.

E’ assai verosimile che nella prassi quotidiana chi rappresenterà da qui in avanti i parenti delle vittime, senza esperienza e formazione specifica, accetterà i nuovi “valori monetari medi” proposti dalle compagnie assicurative come il riferimento da riportare acriticamente ai propri ignari assistiti con un enorme risparmio per le compagnie assicurative, ovvero con un prevedibile aumento del contenzioso.

È quindi auspicabile che, in sede di approvazione del futuro decreto legislativo che dovrà “normare” la tabella unica nazionale per il risarcimento del danno non patrimoniale, la parte relativa al risarcimento del danno derivante dalla morte del congiunto venga mutuata dalle analoghe tabelle del Tribunale di Roma.

Quest’ultime, infatti, hanno il pregio di predeterminare un “valore monetario a punto” in base all’età della vittima, del parente che ha diritto al risarcimento, alla eventuale convivenza tra gli stessi, alla sopravvivenza di altri congiunti, etc. così riducendo drasticamente il margine di trattativa stragiudiziale.

E del resto, non solo il rimando al criterio del “punto” è espressamente richiamato proprio dal legislatore nel citato art. 17 della L. 124/17, ma la tesi dell’eccessiva ampiezza e indeterminazione delle tabelle del Tribunale di Milano in ordine al risarcimento del danno da morte del congiunto, oltre ad essere condivisa da autorevole dottrina (cfr. Dott. Marco Rossetti, Magistrato della Corte di Cassazione, sez. III Civile in www.quotidianogiuridico.it del 17/04/2018) è stata per anni avallata anche dal Tribunale di Modena che ha ritenuto opportuno orientarsi sulle tabelle del Tribunale di Milano per il risarcimento del danno da macro lesione e sulle Tabelle del Tribunale di Roma per il risarcimento del danno da morte del congiunto.

Non ce ne vogliano i protagonisti di questa partita se abbiamo malignato sui possibili retroscena che hanno portato alla approvazione delle nuove tabelle, ma il tema del risarcimento del danno da morte è così delicato che ogni variazione, anche solo potenzialmente peggiorativa, del risarcimento del danno per i parenti delle vittime fa nascere il sospetto dell’“inciucio”. È vero che a pensar male si fa peccato, ma a volte…